Una review per la diagnosi della Distrofia Miotonica di tipo 2

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La distrofia miotonica di tipo 2 (DM2) è una patologia che insorge tipicamente nell’adulto e la cui prevalenza nella popolazione mondiale è ancora incerta. La DM2, infatti, è una malattia ad oggi ancora sottodiagnosticata a causa dell’eterogeneità dei suoi sintomi e della scarsa conoscenza da parte di molti clinici: è stato infatti stimato che il ritardo medio dall’esordio della patologia alla diagnosi genetica è di circa 14 anni. Uno degli obiettivi della comunità scientifica internazionale è quindi quello di rendere più rapidi e accessibili i metodi di diagnosi della DM2, in modo tale da migliorare la qualità di vita di questi pazienti. A questo scopo è di recente pubblicazione sulla rivista internazionale Journal of Neurology un lavoro pubblicato dalla Dott.ssa Cardani e dal Prof. Meola che ha messo in luce lo stato dell’arte sui metodi diagnostici per la distrofia miotonica di tipo 2 e che ha lo scopo di aiutare i medici di tutto il mondo a migliorare la diagnosi di questa malattia. Il laboratorio di Istopatologia Muscolare e Biologia Molecolare dell’IRCCS Policlinico San Donato è, infatti, uno dei principali centri internazionali in cui vengono quotidianamente effettuate diagnosi di distrofia miotonica.

In questo lavoro gli Autori analizzano dettagliatamente tutti i metodi diagnostici utili per la DM2, e suggeriscono che, per una corretta diagnosi, risulterebbe utile combinare diverse tecniche.

Dal punto di vista clinico, infatti, i sintomi della DM2 possono essere vari e aspecifici. I pazienti spesso riportano rigidità e debolezza salendo le scale e alzandosi dalla sedia. La miotonia risulta presente in meno del 50% dei pazienti e spesso è difficilmente individuabile da una elettromiografia standard dato che le scariche miotoniche possono essere minime, assenti, non riconosciute o male interpretate. Corretti studi elettrodiagnostici risultano quindi avere un ruolo chiave nella diagnosi della DM2. Una delle caratteristiche cliniche della DM2 sono i forti dolori muscolari (presenti nell’ 50-80% dei pazienti) che, nell’11% dei casi, risultano essere il sintomo d’esordio della patologia. La variabilità clinica a livello del muscolo scheletrico rende la diagnosi difficile, e gli Autori suggeriscono che la valutazione del coinvolgimento multisistemico può aiutare il clinico ad effettuare una corretta diagnosi. Spesso, infatti, i pazienti presentano cataratta precoce prima dei 50 anni, disordini del sonno, alterazioni ematiche quali deficienza da vitamina D associata con iperparatiroidismo e ipogammaglobulinemia.

In questa review gli Autori spiegano in maniera precisa e dettagliata il percorso da affrontare per una corretta diagnosi di DM2. In particolare, quando c’è il sospetto clinico, è necessario effettuare un’analisi genetica e/o una biopsia muscolare per confermare la diagnosi. Va tuttavia detto che anche questi metodi sono difficilmente interpretabili.

Per quanto riguarda la diagnosi genetica, nel corso degli anni sono stati messi a punto diversi test genetici, che hanno raggiunto elevati standard di specificità e sensibilità. Anche il nostro laboratorio ha recentemente sviluppato un nuovo test diagnostico “Myotonic Dystrophy type 2 kit-FL” che è basato sulla combinazione di una Long-PCR e del Southern Blot per l’identificazione del gene mutato nella DM2. Tuttavia, tutti questi test diagnostici sono molto complessi, costosi e di difficile interpretazione per essere usati in tutti i laboratori diagnostici. Per questo motivo, l’analisi istopatologica del muscolo scheletrico e l’ibridazione in situ possono rappresentare un valido metodo addizionale per ottenere una diagnosi definitiva. La biopsia muscolare di muscoli prossimali quali i bicipiti e i quadricipiti, risulta essere infatti ancora fondamentale per la diagnosi di DM2. Colorazioni istologiche, istochimiche e istoenzimatiche possono infatti permettere di visualizzare le principali caratteristiche dei muscoli DM quali variabilità del calibro fibrale, nuclei centralizzati e nuclear clumps. La caratteristica peculiare che permette di discriminare fra DM2 e altre patologie neuromuscolari è che le alterazioni istopatologiche del muscolo scheletrico sono selettivamente a carico delle fibre di tipo 2. Sulle sezioni di muscolo scheletrico ricavate dalla biopsia muscolare si può inoltre effettuare l’ibridazione in situ che permette di evidenziare rapidamente l’RNA mutato all’interno dei nuclei delle cellule. Tuttavia, anche questa tecnica ha dei limiti dati dal fatto che la sua sensibilità per le piccole espansioni rimane ad oggi ancora sconosciuta.

Con questa review, gli Autori forniscono informazioni precise e dettagliate alla comunità scientifica internazionale su come raggiungere correttamente una rapida diagnosi di DM2 e contribuire così a migliorare la qualità di vita di questi pazienti.

Per il testo completo di questo articolo clicca sul link:: https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28550479