La miotonia nelle malattie miotoniche

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La miotonia, il sintomo principale delle malattie miotoniche, è un fenomeno in cui la contrazione muscolare persiste anche dopo la cessazione dello stimolo volontario, portando quindi ad un rilassamento ritardato dei muscoli dopo la contrazione.


La miotonia può interessare diversi muscoli, tra cui quelli degli arti che portano a difficoltà nelle azioni quotidiane e nella deambulazione, quelli fonatori e masticatori, con disturbi della parola e della deglutizione, quelli dell’oculomozione e gli elevatori della palpebra e quelli intestinali.
Le cause responsabili della miotonia sono principalmente riconducibili ad alterazioni a carico dei canali ionici, ovvero delle proteine che attraversano la membrana cellulare formando cosi dei canali attraverso cui gli ioni possono passare dall’interno all’esterno della cellula e viceversa. Alcuni canali sono specifici per certi ioni, per esempio il canale del sodio è strutturato in modo da far passare prevalentemente ioni sodio, quello del cloro fa passare gli ioni cloro e così via. Il passaggio degli ioni attraverso la membrana cellulare regola il potenziale elettrico di membrana e quindi l’eccitabilità delle cellule che a sua volta determina la contrazione ed il rilasciamento muscolare.


Nelle distrofie miotoniche (DM) la miotonia è stata correlata con l’alterazione dello splicing alternativo del gene CLCN1, che codifica per un canale del cloro attivo a livello muscolare. Questa alterazione, infatti, porta alla formazione di una forma tronca del canale che viene quindi eliminato. Si ha come conseguenza una ridotta conduttanza del cloro, che determina un rallentamento della ripolarizzazione della membrana plasmatica delle cellule muscolari portando all’insorgenza di miotonia. Nelle forme di DM in cui il fenomeno miotonico è più grave, oltre a questa anomalia dello splicing è presente anche una mutazione nel gene del cloro o nel gene del sodio (SCN4), che porta quindi al peggioramento della miotonia in questi pazienti rispetto a quelli che presentano solo la mutazione DM. Le mutazioni nei geni del cloro e del sodio sono anche il meccanismo patogenetico alla base della miotonia che si osserva nelle miotonie non distrofiche (canalopatie): queste mutazioni comportano un’alterazione del funzionamento della cellula muscolare che si può esprimere con paralisi periodiche (eccitabilità elettrica diminuita) o fenomeni miotonici (eccitabilità elettrica aumentata).


Uno studio accurato della miotonia sia nelle miotonie distrofiche che non distrofiche deve essere fatto periodicamente per valutare eventuali approcci terapeutici. Questa analisi viene effettuata durante la visita neurologica, quando il medico “provoca” il fenomeno miotonico tramite la percussione muscolare diretta, ad esempio della lingua, provocando una contrazione prolungata. In alcuni casi, tuttavia, la miotonia può manifestarsi soltanto durante un esame specialistico più approfondito che è l’elettromiografia: in questo esame, in seguito all’utilizzo di aghi più o meno lunghi (in relazione alla dimensione del muscolo), può manifestarsi la scarica miotonica.


Ad oggi, nonostante una cura definitiva per le malattie miotoniche non sia ancora presente, il fenomeno miotonico può essere trattato con l’utilizzo di alcuni farmaci. Il farmaco maggiormente utilizzato è la mexiletina, un farmaco antiaritmico che agisce bloccando i canali del sodio e portando quindi ad un miglioramento del fenomeno miotonico. Esistono altri farmaci in commercio, quali la flecainide, che possono portare ad un miglioramento dei sintomi nei malati miotonici. Negli ultimi anni è infatti emerso che diverse mutazioni anche negli stessi canali ionici possono rispondere in maniera diversa ai farmaci, suggerendo quindi l’importanza di un trattamento farmacologico individuo specifico.